giovedì 1 ottobre 2026

 1 ottobre 2026

  𝗢𝘁𝘁𝗼𝗯𝗿𝗲. 

   𝗦𝗶 𝗰𝗲𝗹𝗲𝗯𝗿𝗮 𝗹𝗮 𝗹𝗶𝗻𝗴𝘂𝗮 𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗮.

     

                                       𝐼 𝑤𝑜𝑢𝑙𝑑 𝑝𝑟𝑒𝑓𝑒𝑟 𝑛𝑜𝑡 𝑡𝑜

 𝑷𝙖𝒓𝙤𝒍𝙚 𝙥𝒂𝙧𝒐𝙡𝒆 𝒑𝙖𝒓𝙤𝒍𝙚 ♪, ♫ ♫. Come un gioco, come una vecchia canzone, come le persone.

In vita hanno brillato, ma si celebrano solo quando scompaiono. E vai, celebriamo la lingua italiana, pur con il sospetto che torneremo a comunicare con vocalizzi e suoni gutturali. La faccio tragica, forse, ma si può negare che stiamo permettendo - imbelli - l’impoverimento e la corruzione della parola? Metaforicamente (ma anche fuor di metafora) mi piace rifarmi ai versi di Parini in quella magnifica Ode che è La Caduta: […] 𝑜, 𝑝𝑎𝑟𝑖 𝑎 𝑣𝑖𝑙𝑒 𝑚𝑖𝑚𝑎, 𝑖𝑙 𝑝𝑢𝑑𝑜𝑟𝑒 𝑖𝑛𝑠𝑢𝑙𝑡𝑖, 𝑑𝑖𝑙𝑒𝑡𝑡𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑠𝑐𝑢𝑟𝑟𝑖𝑙𝑒 𝑖 𝑏𝑎𝑠𝑠𝑖 𝑔𝑒𝑛𝑖 𝑑𝑖𝑒𝑡𝑟𝑜 𝑎𝑙 𝑓𝑎𝑠𝑡𝑜 𝑜𝑐𝑐𝑢𝑙𝑡𝑖. Nel privato, nel pubblico questo è la parola oggi. Invece è preziosa come un prisma dalle tante facce, una specie di matrioska: per capirne l’anima bisogna andare ben oltre la superficie. Lo sapeva bene il prof. Sabatini quando volle e propose una settimana tutta intera dedicata alla lingua italiana nel mondo. E io voglio esagerare, anticipo la festa: fiato alle trombe. Ho un libro con più tomi in testa perché un universo babelico è la parola se si vanno a esplorare tv, storia, leggi, canzoni, cinema, poesia, favole, informazione. Luce e oscurità.

𝐋𝐢𝐧𝐠𝐮𝐚 e 𝐓𝐕

-Se accettiamo indiscriminatamente tutto quello che dice la televisione andiamo dritti verso un nuovo analfabetismo-, sentì dire qualche anno fa. Mi si rizzarono i capelli in testa; oggi so che è la realtà. Se percorri a ritroso le tappe del primo media, la TV, trovi un passato glorioso, il boomer lo sa. E la grande intuizione di Alberto Manzi Non è mai troppo tardi? E Parola mia dell’amato Luciano Rispoli con il prof. Beccaria? Analfabetismo proprio no, perché i dati dicono che negli anni ’60 il 13% degli italiani nell’atto di firmare apponevano una X sul documento, ma nello stesso anno – grazie alle lezioni di Manzi - 35.000 persone ottennero la licenza elementare. Aveva però ragione 𝐔𝐦𝐛𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐄𝐜𝐨 (come sempre) definendola 𝑝𝑎𝑙𝑒𝑜𝑡𝑒𝑙𝑒𝑣𝑖𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒.

La televisione, che ha fatto meglio della scuola (raggiungeva territori isolati, persone molto avanti con l’età, alfabetizzando e unificando il paese anche sul piano culturale), ha tradito la missione pedagogica. Oggi… le parole deridono, offendono, manipolano, falsificano - le fake  son sempre in agguato - così la parola diventa slogan, etichetta, involucro del niente. Ed è presto fatto, il dibattito è polarizzato, il consenso ottenuto; mai il popolo è stato più bue di oggi. Esempi in quantità. Cosa mai significherà davvero 𝐌𝐀𝐆𝐀? Il sogno americano è diventato l’incubo americano. E 𝐖𝐎𝐊𝐄? Consapevolezza delle ingiustizie sociali, forse? No davvero, woke è un’arma retorica, si intende – in pratica – irridere e tacciare di ipocrisia chi ha a cuore la tutela di tutti i diritti e si evoca una nuova ideologia: l’ideologia 𝐖𝐎𝐊𝐄. 𝗥𝗲𝗺𝗶𝗴𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲… mentre io provo ribrezzo perfino a digitarne le lettere sulla tastiera, è il primo tra i programmi politici elettorali. Significa deportazione, esodo, forzati beninteso. 𝐂𝐚𝐧𝐜𝐞𝐥 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐞 infine, limitandomi. Questa è facile: memoria cancellata 𝑡𝑜𝑢𝑡 𝑐𝑜𝑢𝑟𝑡. Non ci si vuole cimentare in un pensiero complesso, è pericoloso, d’altra parte non possediamo più le parole per farlo. Sto parlando di pensiero critico, roba giurassica.

C'era una volta… no, non era una volta ma pochissimi anni fa, una tv che educava giocando; era Per un pugno di libri, presentato da Piero Dorfles e Geppi Cucciari. Altri tempi...   liceali in gara che si sfidavano sui classici e sulle parole, divertimento da tifoseria. E non finisce qui: fino al 2022 c’è stato un gradevolissimo programma: Le parole per dirlo. condotto con eleganza e cura e approfondito con sapienza mista a ironia, leggerezza e garbo da linguisti di gran livello. Peccato che neppure quest’ultimo abbia resistito alla decadenza. Diciamolo, la televisione è obsoleta.

Vanno le diverse piattaforme; ma andando a esplorare, che cosa propongono? C’è una visione? Un sognatore che combatta il dilagante analfabetismo di ritorno, un erede del Maestro Manzi dei giorni nostri? Dietro alle piattaforme digitali, a Netflix, ad Amazon o a Sky c'è il potere globale e la logica è esclusivamente economica. Obiettivo è monopolizzare le abitudini di consumo e influenzare il mercato. Cosa può sperare l'uomo dai re Mida del business, certo non la crescita culturale, il livellamento e l'omologazione sì. Vogliono un gregge, senza pecore nere. Eppure il mito di re Mida andrebbe esplorato: è di un’attualità sconcertante.

Parafrasando  𝐒𝐚𝐧𝐠𝐮𝐢𝐧𝐞𝐭𝐢 (il vizio di ricorrere ai maîtres à penser non ti lascia mai e personalmente lo ritengo un obbligo), verseggiamo:

queste sono le scarpe, sono le bugie, è la scuola d’Atene, è il burro,

questi sono i satelliti di Giove, questa è l’autostrada,

è una cartolina che mi è arrivata oggi dalla Finlandia, è il muscolo massatere, è il parto: ma se volti il foglio, Alessandro, ci vedi il denaro. 

Un ritratto di precisione del nostro tempo, preciso come lo scandaglio in materia nautica.

Ma è festa, no? Ci vuole maggiore impegno e, come sul ring, mai gettare la spugna. Cominciamo col prenderne atto, ricordiamoci della libertà di scegliere chi vogliamo essere. Ed è dal possesso e dall’uso della parola che si parte. Bisogna averne cura, perché è preziosa come il diamante, ma fragile e delicata come un coccio di vetro. 𝐿𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑒 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑝𝑖𝑒𝑡𝑟𝑒, ricordiamo il monito di 𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐋𝐞𝐯𝐢.

Per onorare la lingua, onoriamo la memoria.

 𝐈𝐥 𝐜𝐢𝐧𝐞𝐦𝐚 𝐝'𝐚𝐮𝐭𝐨𝐫𝐞. 𝐔𝐧𝐚 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐞𝐫𝐚.

𝗜𝗹 𝗱𝗶𝘀𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗿𝗲, il primo film ch’io ricordi con interesse – non seguo metodo neppure cronologico, parole in libertà ça va sans dire - che si gioca proprio sulla parola. Albert, dopo intricate vicende dinastiche, indossa la corona – sarà Giorgio V -  ma è affetto da balbuzie, deve trovare una voce, il suo ruolo gli impone di comunicare con le parole, deve poter arringare le folle, come un buon leader. Si tratta della lotta di un uomo contro i suoi limiti, il possesso della lingua come un’𝑒𝑝𝑖𝑓𝑎𝑛𝑖𝑎: Giorgio V studierà e pronuncerà il discorso più bello, arringherà il suo popolo per una causa giusta: vincere la guerra contro il Terzo Reich.

Ne "la lettera scarlatta" di N. Hawthorne la parola 𝑠𝑡𝑖𝑔𝑚𝑎𝑡𝑖𝑧𝑧𝑎, la sola vocale 𝐚 si leggerà 𝑎𝑑𝑢𝑙𝑡𝑒𝑟𝑎. E la parola diventa un marchio identitario. Era il VII sec. Oggi è cambiato tutto, oggi non è cambiato niente.

 La surreale lettera dei fratelli Caponi in Totò, Peppino e la malafemmina continua a essere un cult per gli amanti di quei giganti del nostro teatro. Ma non è solo comicità, l'uso scorretto e pretenzioso della parola ironizza sull'analfabetismo dell'epoca (era il '56), e nello stesso tempo fa da parodia alla 𝘣𝘶𝘳𝘰𝘤𝘳𝘢𝘻𝘪𝘢.

Il tema del linguaggio della burocrazia appassionò Italo Calvino: per lui l’antilingua. Ne scriverà più volte, anche con l’invenzione di un aneddoto di raffinata efficacia. L’antilingua, ovvero l’arte di complicare una lingua semplice, un saggio pubblicato nel 1965 sul quotidiano Il Giorno.

 La mutazione antropologica, per Calvino, passava sostanzialmente da questa sensazione di straniamento. Va assolutamente letto e meditato, a Calvino va lasciato uno spazio tutto per sé.

Mi concedo soltanto questo passaggio, “il sugo della storia”: <<chi parla l'antilingua ha sempre paura di mostrare familiarità e interesse per le cose di cui parla […]. la motivazione psicologica dell'antilingua è la mancanza d'un vero rapporto con la vita, ossia in fondo l’odio per sé stessi>>. Mi pare di assistere ai tanti talk show che ci ammorbano quotidianamente.

Nel cinema di Michelangelo Antonioni, neanche tanto più tardi, da Blow-up a Deserto rosso, la parola subisce una progressiva demolizione: il dialogo perde il suo ruolo centrale nella narrazione e nel mettere a nudo le emozioni. La sceneggiatura non ha una struttura né schemi; i silenzi, i tempi morti, l’immagine, gli sguardi veicolano l’unica comunicazione possibile. Il silenzio eloquente, quella vita sospesa, quella solitudine della modernità che ha appunto perso la parola.

E fin qui, riducendo all’osso, la parola nelle arti visive. Ma sposto l’attenzione alla 𝗖𝗮𝗻𝘇𝗼𝗻𝗲 𝗱'𝗮𝘂𝘁𝗼𝗿𝗲 (sì, proprio così: Canzone d’autore ab antiquo) che è la primissima forma di opera letteraria. Da “Cantami, o diva…”. Omero; a “Canzonetta novella, va’, cantami nova cosa…” Jacopo da Lentini; fino - qualche secolo più tardi - a “Canzone, cercala se puoi…” di Lucio Dalla. La parola, se si pensa a tutti i generi poetici e alla narrativa, dalla fiaba al romanzo, è patrimonio immateriale perciò eterno. Dall’origine dei tempi a oggi. Lo ammetto, è un’operazione di nostalgia.

Tra la farragine del linguaggio istituzionale, di quel tipo che 𝐀𝐧𝐭𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐆𝐫𝐚𝐦𝐬𝐜𝐢 definisce 𝑚𝑎𝑐ℎ𝑖𝑎𝑣𝑒𝑙𝑙𝑖𝑠𝑚𝑜 𝑑𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑠𝑡𝑒𝑛𝑡𝑒𝑟𝑒𝑙𝑙𝑖, l'atteggiamento tipico di chi pratica una politica basata sull'astuzia spicciola, sul trasformismo e la sciatteria diffusa che va trasversalmente dai quotidiani ai tg , l’omologazione dei giovani al gruppo, che… 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘦 𝘱𝘢𝘳𝘭𝘪 𝘤𝘰𝘳𝘳𝘦𝘵𝘵𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘴𝘦𝘪 𝘶𝘯 𝘧𝘪𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘥𝘪 𝘱𝘢𝘱𝘢̀ 𝘥𝘢 𝘣𝘶𝘭𝘭𝘪𝘻𝘻𝘢𝘳𝘦, la lingua italiana è, oggi, imbastardita e impoverita. Un numero approssimativo: di ben oltre 250.000 lemmi presenti nel vocabolario, i ragazzi usano non più di 800; ho letto recentemente che 𝑠𝑖 𝑠𝑚𝑎𝑟𝑟𝑖𝑠𝑐𝑜𝑛𝑜, si perdono dall’uso ogni anno almeno 120.000. Le ragioni sono tante e complesse, ci sono i neologismi, gli anglismi, i regionalismi, il gergo social, gli acronimi, il gergo urbano (non mi piace ricordare, ma lo faccio: hanno orgogliosamente voluto un decreto anti-maranza…; nuovi fenomeni pseudoartistici che influenzano, insieme al “look” e al comportamento, anche i modi della comunicazione. È la Generazione Z.

Uno scrivano, il suo nome era 𝐁𝐚𝐫𝐭𝐥𝐞𝐛𝐲, a ogni domanda gli venisse rivolta, rispondeva: 𝐼 𝑤𝑜𝑢𝑙𝑑 𝑝𝑟𝑒𝑓𝑒𝑟 𝑛𝑜𝑡 𝑡𝑜. Per anni aveva lavorato nell’ufficio delle lettere smarrite, ingranaggio di una macchina. La risposta è la più potente: No! Non mi piacerebbe finire come il personaggio di 𝐌𝐞𝐥𝐯𝐢𝐥𝐥𝐞. Io non voglio essere 𝑝𝑒𝑟𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎𝑛𝑡𝑒!

Eppure la parola è catartica e non solo: è anche salvifica. Nell’oceano della 𝐍𝐚𝐫𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 mi è parsa sempre degna di grande attenzione e stupore la fiaba, le mille e una fiaba. Nella cornice di una storia - la prima mai scritta – sulla violenza di genere. Vi sono, infatti, le più belle fiabe della tradizione orale in quest'opera fondamentale che viene dall'Oriente: Le mille e una notte. È Shahrazad che incanta con la magia della parola il re Shahriyàr e interrompe una catena di femminicidi. Salva sé stessa e altre mille, e salva il re dalla sua parte tenebrosa, lo libera dalle catene dell'odio.

Le parole dei libri hanno dato forma alle idee, formato la nostra coscienza. In una manciata di capolavori da Petrarca a Montale, a Pasolini, a Eliot, a Mann, a Keats, a Coleridge, che hanno fatto la nostra storia personale e non solo, pur nel disordine dei riferimenti – tanti e tali sono le suggestioni che hanno lasciato gli incontri con i grandi scrittori -,   e immaginando la nostra crescita umana come lo strutturarsi di un corpo organico, va riconosciuto che tutte le funzioni vitali hanno preso origine dal Padre Dante. Ha inventato la lingua italiana, (tra le nuove parole – forse 150 -  ne scelgo una, la più affascinante: inmiarsi), valorizzando il volgare, plasmandolo sì da adattarlo al grottesco, al tragico, al sublime.

Tutto è venuto dopo Dante. Anche a distanza di secoli, la lettura dell’opera dantesca ti apre a comprendere realtà lontane, abissi interiori. Mondi lontani nel tempo, ma allo stesso modo profondi come quelli che incontri nei romanzi di Sandor Màrai, tra i miei scrittori preferiti, prolifico e intenso sin dall’esordio. Nelle sue storie,  la parola è appassionante testimonianza, energia vitale, ti cattura, ti prende per mano e ti fa attraversare la porta che ti trascina dritto dentro le vite degli altri che poi trovi tanto affini alla tua; accade nei monologhi in particolare: mirabili!


Spirituale e sacra è la parola per Joseph Roth, e ci ricorda il "verbo" della tradizione biblica, il logos greco: ragione e verità, potenza evocativa ne La cripta dei cappuccini. E oggi, che fine ha fatto la ragione? Ha senso la verità? Perché abbiamo permesso che la parola fosse svilita e svenduta? Immaginandola come un mattoncino lego, simbolo di ingegno e creatività, perché è questo la parola, si è scelto di farne fortezze non ponti; si costruiscono droni, non velieri.

Non serve fare barricate, ma con semplicità, cura e mitezza lavorare per un nuovo Umanesimo che parta dal linguaggio, e il linguaggio si farà cosa, pensiero, emozione, coraggio. Umanità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 


sabato 16 luglio 2011

Questo blog chiude.Le pubblicazioni della Fondazione Popoli e Costituzioni potranno essere lette sulla rivista all'indirizzo http://www.sudcritica.it/ on line dal marzo scorso. Mi piace, nell'occasione, ringraziare la Fondazione e, in particolare, Nicola Magrone che ha voluto un nucleo nel Salento dell'associazione da lui fondata e tutti i cittadini che hanno consentito il successo delle iniziative che ho organizzato. Sono orgogliosa di essere riuscita senza alcuna risorsa - neppure umana - a stabilire una rete di rapporti con Istituzioni culturali, Amministrazioni comunali, Scuole, Università, Soggetti privati e non solo qui in Salento. E felice di aver contribuito alla diffusione degli scritti di Nicola Magrone, basilari per capire e conoscere il nostro Dettato costituzionale. Di seguito un elenco (che potrebbe essere incompleto) delle tante attività e alcuni dei tanti video ai quali va aggiunto il primo che è stato girato e che si può vedere qui accanto a destra, vera lezione magistrale sul valore della nostra Costituzione. I prossimi convegni saranno comunicati attraverso canali d'informazione diversi.


Grazie!
Tony Tundo

2011Venerdì 8 aprile 2011 Lavoro, istruzione e sviluppo economico nel Mezzogiorno Guglielmo Forges Davanzati Univ. Pop. “Aldo Vallone” GalatinaLunedì 4 aprile 2011 Nicola Magrone presidente Fondazione Popoli & Costituzioni - Nella “chioma di Giuditta” i segreti di Ignazio Silone - Univ.Pop. “Aldo Vallone” GALATINA2010GiovedÏ 13 Maggio 2010

ISTITUTO STATALE D'ARTE GALATINA ore 17,00 “Cittadinanza e Costituzione - Chi insegna che cosa?”
Coordinatrice Associazione “Popoli e Costituzioni” Salento- prof.ssa Tony Tundo.“Cittadinanza e partecipazione: dall’antico al moderno”
Presidente Universit‡ Popolare “A. Vallone” - Galatina
prof. Pietro Giannini.

In collaborazione con l?Univ." A. Vallone" Galatina

lunedì 11 Gennaio 2010 - Lo stato attuale della crisi economico-finanziaria . Conversazione di Guglielmo Forges Davanzati, economista.

lunedì 18 Gennaio 2010 - La personalizzazione del potere nelle democrazie rappresentative . Conversazione di Michele Carducci, costituzionalista.

lunedì 25 Gennaio 2010 - Alle origini della Repubblica , per capire l'oggi. Conversazione di Aldo Cormio, storico.

Venerdì 26 febbraio 2010 - Stiamo davvero difendendo e attuando la Costituzione? con Nicola Magrone, presidente Fondazione Onlus P&C
Lunedì 8 marzo 2010 - La sindrome di Medea tra innocenza e violenza . Conversazione di Maria Mancarella, psicologa. (Maria Teresa Cuppone leggerà brani antologici tratti da Euripide, Seneca e Pasolini scelti da Gianluca Virgilio e Tony Tundo)2009Venerdi 3 aprile 2009 - ore 18.30 - Sala polifunzionale di NEVIANO
Perché è necessario difendere la Costituzione
"per esempio: nella giustizia, nell'economia, nei rapporti di lavoro, nella scuola, nelle relazioni internazionali"

intervengono
Giorgio Cuppone Sindaco di Neviano
Michele Carducci Docente di diritto costituzionale
Nicola Magrone Procuratore della Repubblica
Loredana Capone Vicepresidente della Provincia di Lecce
modera
Vincenzo Maruccio Quotidiano di Puglia

Sabato 31 gennaio 2009 ore 18 - Aula Magna del Liceo "F. Capece" di MAGLIEPARAGRAFO 175. LEGGI RAZZIALI. DALLA SHOAH AI GIORNI NOSTRI
Introduce Paola Cillo, presidente Associazione Biblioteca di SarajevoCoordina Laura Quarta, docente del Liceo Capece
Intervengono: Enrico Fusco, presidente dell'Arcigay di Bari Piero Manni, editore. Nicola Magrone, magistrato
Iniziativa promossa dall'Associazione Biblioteca di Sarajevo con la collaborazione di Popoli & Costituzioni Salento fondazione onlus e di Arcigay di Bari
Sabato 17 Gennaio 2009 ore 17.30
Palazzo della Cultura di GALATINA Crisi economica e rimedi utili con Antonio Tanza vicepresidente dell'Adusbef ne discutono
Guglielmo Forges Davanzati e Mino Magrone coordina Leo Stefanelli

2008
Sabato 20 Dicembre ore 17.00 Scuola Media “Don I. Negro "-VEGLIELa Costituzione 60 anni dopo

“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”
“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”
“L 'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”

Questo è quanto afferma la Costituzione, ma è così ? Lo è mai stato ?
Sono alcune delle domande che i cittadini
rivolgeranno
a Nicola Magrone Procuratore capo della Repubblica di Larino

iniziativa promossa da Associazione Culturale “leggenti” - Pro Loco di Veglie - Scuola Media “Don I. Negro” di Veglie - Fondazione ONLUS Popoli & Costituzioni SalentoVenerdì 30 Maggio 2008 – ore 10.30 Nicola Magrone incontra gli studenti dell’ultimo anno di tutte le scuole superiori di Galatina nel sessantenario della Costituzione Italiana. Città di GALATINAVenerdi 30 maggio 2008 - ore 18,30 - Palazzo della Cultura di GALATINA
La Fondazione onlus Popoli & Costituzioni Salento con il patrocinio della Città di Galatina
organizza un pubblico dibattito sul tema:
“Etica , economia e valori costituzionali”
Intervengono:
Michele Carducci costituzionalista - Aldo Cormio storico - Guglielmo Forges Davanzati economista - Mimino Montagna assessore alla cultura al Comune di Galatina - Mino Magrone economista- Mario Signore filosofo, autore del libro “Lo sguardo della responsabilità”
modera, Domenico Blago6/20 maggio 2008 - Università di LECCE
Collettivo I.Masiq, Cobas scuola, Fondazione onlus Popoli e Costituzioni Salento.
promuovono
il ’68: utopia e rivoluzioneper ricordare progetti e processi di trasformazione sociale, politica e culturale, per attualizzarne il messaggio

ciclo di conferenze-dibattito, maggio 2008
martedì 6 sala Ferrari il’68 del cattolicesimo: Concilio e Teologia della Liberazione con GIOVANNI FRANZONI, padre conciliare, fondatore comunita di base;
venerdi 09 sala De Maria il ’68 tra politica e cultura con MARIO PROTO, studioso della Scuola di Francoforte;
martedì 13 sala De Maria il ’68 a Praga e nel mondo comunista con ANDREA CATONE, storico, Bari;
giovedì 15 sala De Maria negli USA: contro la guerra in Vietnam e il razzismo con NICO PERRONE, storico degli USA, Bari;
lunedì 19 sala Ferrari CHE GUEVARA e la rivoluzione anticoloniale con ANTONIO MOSCATO, storico, Lecce;
martedì 20 sala Ferrari La grande contestazione con ARRIGO COLOMBO, Filosofo , Lecce
sede degli incontri: Università di Lecce, Pt. Napoli ore 17,00
Verranno rilasciati attestati di partecipazione per crediti scolastici e universitari ai partecipanti ad almeno quattro conferenze

2007Venerdi 9 marzo 2007 ore 18-20
Sezione di Galatina dei Democratici di SinistraIncontro e discussione sul libro
OLIMPIA, UNA BANDIERA CHE GETTA SCOMPIGLIO
LA DICHIARAZIONE DEI DIRITI DELLA DONNA E DELLA CITTADINA DI OLYMPE DE GOUGES (1791)
con NICOLA MAGRONE, Procuratore della Repubblica
iniziativa promossa dalla sezione DS di Galatina, nell'ambito del laboratorio di formazione politica in collaborazione con Popoli & Costituzioni Salento.
2006Venerdi 27 gennaio 2006 ore 11 - Aula magna del Liceo Scientifico Leonardo da Vinci - MAGLIE
Nicola Magrone
incontra gli studenti
"La questione razziale - Stato totalitario e democrazia costituzionale"

29 novembre, ore 9.30. Sala del Cenacolo Camera dei Deputati, ROMA 1° Convegno nazionale de IL MELOGRANO. Associazione per i diritti civili delle persone vedoveLA FAMIGLIA VEDOVA: IDENTITA', PROGETTUALITA', POLITICHE
Luciano Moia, Avvenire: Noi genitori e figli - Francesco Belletti, direttore del CISF: La condizione vedovile oggi in Italia: un approfondimento conoscitivo - Luisa Santolini, presidente del Forum delle Associazioni familiari: La soggettività sociale delle famiglie - Nicola Magrone, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Larino: Iniquità giuridica, disparità di trattamento e proposte operative.
Iniziativa de Il Melograno

2005LA COSTITUZIONE ITALIANA IERI E OGGI
21 ottobre 2005, ore 18,30. "Scuderie della Principessa" di CUTROFIANO (Lecce)Il Comune di Cutrofiano presenta i volumi
IL PICCOLO LIBRO DELLA COSTITUZIONE - CODICE BREVE DEL RAZZISMO FASCISTA
di Nicola Magrone
edizioni dall'Interno/Sudcritica
Interverrà l'autore. Introdurrà il Prof. Domenico Blago.14 ottobre 2005, ore 17.30. Università di LECCESISTEMA ELETTORALE PROPORZIONALE:
AL DI LA' DELL'OPPORTUNISMO DL SI DELLA DESTRA E DEL NO DELLA SINISTRA, UN RITORNO AL PASSATO O DELLA DEMOCRAZIA?
NICOLA MAGRONE Procuratore della Repubblica
discute con ALDO CORMIO storico, GIOVANNI INVITTO filosofo, EGIDIO ZACHEO politologo
iniziativa del Collettivo I: masiq

23 settembre 2005, ore 17. Istituto Deledda di LECCECON LIBERA E POPOLI E COSTITUZIONI, IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE.
seminario di studio e di approfondimento per docenti
con Nicola Magrone e Alberto Pellegrinoiniziativa di LIBERA - Coordinamento provinciale di Lecce-settore Libera scuola.

7 maggio 2005, ore 18.30. Auditorium del Museo provinciale di LECCECODICE BREVE DEL RAZZISMO FASCISTA / IL PICCOLO LIBRO DELLA COSTITUZIONE.
- Edizioni dall'INTERNO/Sudcritica -
di Nicola MagroneL'autore ne discute con i lettori e con l'assessore alla cultura della Provincia e la vicepresidente della Provincia Loredana Capone
iniziativa di AGORA' e dell'Assessorato alla cultura LECCE



30 aprile 2005, ore 19.30. Municipio di MELENDUGNO (Lecce)CODICE BREVE DEL RAZZISMO FASCISTA / IL PICCOLO LIBRO DELLA COSTITUZIONE.
Edizioni dall'INTERNO/Sudcritica
di Nicola MagroneL'autore ne discute con i lettori.
Iniziativa del Circolo culturale di Melendugno (Lecce)

25 febbraio 2005, ore 18. Palazzo della cultura di GALATINA (Lecce)CODICE BREVE DEL RAZZISMO FASCISTA /IL PICCOLO LIBRO DELLA COSTITUZIONE. Edizioni dall'INTERNO/Sudcritica
di Nicola MagroneL'autore ne discute con i lettori.
Iniziativa della Pro-loco di Galatina con il patrocinio della Provincia di Lecce e del Comune di Galatina.http://www.google.it/search?sourceid=ie7&q=nicola+magrone+truveo
http://www.youtube.com/watch?v=fsfR3mAt2DY

http://www.dailymotion.com/video/xchixy_intervista-a-nicola-magrone_webcam
http://www.galatina2000.it/InOndAzioniTV-Archivio-Video/videodirectlink/12-intervista-alla-profssa-tony-tundo.html

http://www.galatina2000.it/InOndAzioniTV-Archivio-Video/videodirectlink/11-crisi-economica-e-rimedi-utili.html

domenica 10 luglio 2011










Premio Strega 2011. Vincitori e vinti
di Tony Tundo




Lo Strega, lo abbiamo letto, è stato assegnato al romanzo "Storia della mia gente" ed. Bompiani di Edoardo Nesi. Pare che nel romanzo si leghino tematiche sociali e sconfitte individuali a politiche miopi, nel contesto dell’attuale grande depressione. Ma di vincitori parlino gli altri, a noi piacciono i vinti.
Naturalmente spiacerà particolarmente che abbia avuto pochissimi consensi il libro di Luciana Castellina "La scoperta del mondo (nottetempo)", ma c’era un altro concorrente che è stato apprezzato molto meno di quanto meriti il suo valore. E’ Mario Desiati con "Ternitti" Mondadori ed.
Desiati, nato a Locorotondo, è stato caporedattore della rivista Nuovi Argomenti e dal 2008 si occupa della direzione editoriale di Fandango Libri. Asor Rosa, che annovera Mario Desiati tra i nuovi più significativi esponenti del nuovo realismo italiano, di lui aveva scritto: “Desiati lavora alla sua materia come sospeso a mezz’aria: da una parte c’e la realtà nuda e cruda, disincantata e feroce; dall’altra c’è un vento fantastico che la raccoglie e le dà un senso e, senza toglierle verità, le conferisce il ritmo e le movenze di un’antica fiaba, d’una canzone popolare, di un sussurro scambiato fra amanti nel buio. E’ questo amalgama stilistico, fra realismo e poesia, fra narrazione e folgorazione, che fa il bello della prosa del nostro giovane scrittore”. Non è d’accordo, probabilmente, Alberto Bevilacqua, che ha invece criticato il successo del filone realista “Ma dove è finito il racconto? Quell’essenza quasi surreale di una storia?”
Nel 2010 il secondo premio era andato all’opera prima della scrittrice Silvia Avallone "Acciaio", forse la prima di questa nouvelle vague di scrittori italiani realisti, la storia quella degli operai siderurgici di Piombino abituati ad avere per cielo una densa nube rossastra, un mondo a parte. Sarà il sintomo di un bisogno, perché questo è il dato: i lettori privilegiano la scrittura come atto politico, gli scrittori che danno voce al malessere della gente; quando poi si combinano mito e realtà, l’amalgama è particolarmente riuscito. E' il caso di Ternitti. Il mito nel romanzo di Desiati è rappresentato dal mare: la marina di Novaglie, esattamente "Il Ciolo"; dalla terra coi suoi riti: il folklore e la magia di certe feste religiose come la festa di Santa Domenica a Scorrano meno nota della Notte della Taranta di Melpignano ma assolutamente più suggestiva. La realtà è il bisogno che spesso porta malattia e morte.
Il paradigma è la sacralità, quella del lavoro dei nostri emigranti e quella dell'amore e della fede totale che supera la sofferenza e lo sfruttamento, che ripaga.
La storia di Mario Desiati ha protagoniste due donne, Mimì e Arianna, è una storia d’amore al femminile, amore per la propria terra, il Salento, per la famiglia, per le radici, per la natura, per sé stessi. Storia di riscatto e di denuncia. Il titolo "Ternitti" sta per Eternit, sta per l’ignoranza che dagli anni Sessanta in poi significò per molti salentini illusione di lavoro, di benessere ed emigrazione nelle fabbriche svizzere, ma sta soprattutto per il mesotelioma e l’asbestosi, le malattie da amianto, sta per le morti bianche che hanno lasciato donne vedove e figli orfani nei “paesi del Capo”, come si dice qui in Salento: Tricase, Scorrano, Corsano, Gagliano, Novaglie.
Sta - e questa è la denuncia - per un annoso e gravissimo problema che neanche gli incentivi statali stabiliti nel '92 per la rimozione e la bonifica dell'amianto hanno del tutto archiviato.
Mimì combatte, con la sola forza dell’intelligenza, contro una cultura primitiva e non accetta a quindici anni l’aborto clandestino; è tornata al paese negli anni ’90 da Zurigo dove aveva seguito il padre emigrante. Una donna ormai, libera e fiera, col solo sostegno economico della paga di operaia presso un cravattificio, si dà tutta all’impegno di educare la figlia a valori sani, a studi coi quali realizzi il suo sogno diventare medico. Il riscatto per Mimì, per la sua famiglia, anche per quelli che non ce l'hanno fatta. Mimì aiuta il fratello alcolista, figura tragica, i dialoghi fra i due fratelli sono tra i momenti più lirici della prosa di questo ottimo romanzo. E non dimentica - non potrebbe, è l'unico uomo che ha amato veramente - l’uomo con cui ha concepito Arianna che l’aveva abbandonata al suo destino col “peso” di una maternità colpevole. La storia è in sintesi questa, i luoghi le fabbriche svizzere dell’Eternit e il Sud che muta conservando quel carnale rapporto mare-terra, suo distintivo; e soprattutto il bianco della pietra, i muri a secco, gli odori della vigna, i colori dei fichidindia, colori e odori di ascendenza bodiniana, ma anche le feste patronali, le sagre paesane. Sullo sfondo di questo romanzo storico-etnologico la coralità di un popolo di donne e di uomini che conservano, e lentamente rivendicano cambiamenti e modernità partendo dalla lingua, prima il dialetto leccese poi l’italiano passando per quel particolarissimo slang nostrano, quell’imbastardimento del linguaggio proprio dei nostri emigranti che ricorda il poemetto Italy di Giovanni Pascoli. Un libro ben costruito e una storia appassionante che, mentre ti conduce in un viaggio spazio-temporale attraverso la bellezza dei paesaggi salentini e ti offre uno spettacolo di suoni e luci (soltanto Roberto Cotroneo in Otranto lo aveva fatto prima), ti fa riflettere e indignare perché il "problema dell' amianto" non è ancora il passato. Tutto attraverso la vicenda personale della protagonista, Mimì, donna sottomessa e libera insieme. D’accordo dunque con il giudizio di Asor Rosa, sorprende invece che il romanzo di Desiato non sia stato apprezzato da Bevilacqua, lo scrittore che dicono abbia offerto nei suoi romanzi la galleria più ricca di figure femminili. Leggendolo, si ricrederà perché troverà il surreale nel reale.

venerdì 8 luglio 2011





A Siena L'era delle nuove ragazze.
di Tony Tundo


Per chi partecipa alle grandi adunate e per chi, come me, non crede neanche a quelle.

Un pensiero della Fallaci da - PENELOPE ALLA GUERRA -


"Tu ritorni col cervello ed il cuore sbranati da una ferita gravissima: ma gli altri lo ignorano perché nelle apparenze tu sei come prima. Lasciali in questa illusione, non raccontare che sei cambiata, non raccontare la guerra che ti ha fatto cambiare. La tribù... dove vivi non sa cosa farsene dei martiri e degli eroi.
Essi vanno contro le regole, essi turbano la coscienza dei semplici, essi sono i pazzi in un mondo di savi. Devi mentire o tacere se non vuoi spaventarli. E ricordati che queste parole te le scrisse con rimpianto, con amore, l’unico uomo col quale avresti potuto non tacere e non mentire"
Guerre di Tony Tundo

Nelle tele di un grande pittore, esponente di spicco del verismo sociale del '900, la denuncia della guerra, in un orizzonte - in particolare questo del terzo millennio - che pone questioni che sembrano insolubili e di una tragicità inaudita. Otto Dix(1891-1969) visse l’arte e l’espressività della sua pittura come un atto politico. Il pittore tedesco, che conobbe l’esperienza della prima e della seconda guerra mondiale, accusò apertamente il regime di Hitler tanto che la sua forma d'arte fu considerata arte degenerata e molti dei suoi quadri, testimonianze sulla guerra, finirono bruciati perché l’arte è l’arma più temuta dai totalitarismi; essa è, quando tutto è perso, l’unica voce eterna e accusatrice.
Otto Dix, attraverso ritratti e autoritratti, privilegiò i volti come immagine violenta dell’umanità degradata dalla guerra.
In questo Autoritratto come Marte, dio della guerra, l’uomo-dio è circondato da elementi di una realtà frantumata: bocche sanguinanti, cavalli imbizzarriti; il suo volto conserva tratti duri perché per Dix la violenza è nel segno forte, egli ha la mascella prominente, segno residuo della temerarietà dionisiaca dell’umanità, ma non domina più la realtà, ne è piuttosto - e fatalmente - dominato.
Tanti io deliranti non saranno mai comunità e saranno schiacciati dalla macchina di morte che hanno con le proprie mani costruito, la volontà di onnipotenza del superuomo sarà travolta dal caos che la annullerà e trionferà. Anatema, minaccia e profezia.
Il dipinto è del 1915. Guernica, simbolo della crudeltà della guerra, è del '37.

domenica 3 luglio 2011

Avevo scritto il 1 Dicembre 2009

Le nuove frontiere della comunicazione politica: il sexy simbol-pedagogo a scuola.
di Tony tundo

Un'idea fantasiosa della Provincia a Lecce:
il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne (un'altra data da sfruttare e la propaganda politica non si lascia sfuggire nessuna occasione), la Provincia di concerto con il Provveditorato agli studi, ha pensato bene di affidare il compito di testimonial contro la violenza sulle donne a un tronista. Non ci avrei creduto, né sapevo che questa decisione della Provincia stesse già facendo molto rumore, ma c'ero.
C'ero perché questo signore è andato in giro per le scuole di Lecce e provincia passando per la mia, con l'assessore provinciale alle pari opportunità, Filomena D'Antini e con il provveditore agli studi in persona, dott.ssa Rucco anche assessore all'Istruzione, anche.
Il suo ruolo effettivo? Non si è capito perché era assolutamente muto, gli studenti mi è parso non sapessero perché erano lì, le ragazze forse gradivano, i ragazzi si sentivano, presumo, sfigati oppure controllavano (cosa? suppongo il rolex d'oro all'Agnelli sul polso della bianchissima camicia) per emulare e sognare. Campagna di lotta alla violenza sulle donne e trionfo di un modello maschista, in un curioso e insignificante ensemble.
L'intento, forse, era dimostrare che si possono coniugare ai muscoli il rispetto e l'intelligenza, che anche il tanto disprezzato tronista glabro, palestrato e tatuato può partecipare a una campagna internazionale e "costruire cultura della lotta alla violenza sulle donne", che è pronto a dire che violento è brutto; peccato che neanche questo è stato capace di dire.
Forse l’iniziativa è all'interno del Libro bianco, oggetto del nuovo progetto di insegnamento scolastico, “Cittadinanza e Costituzione”?
Forse ha come obiettivo "l’approfondimento dei principi civici che orientano al rispetto della donna, di sé e degli altri, al rapporto con la diversità e a corretti stili di vita in relazione all’ambiente, alla società e alla sicurezza e all'elaborazione di comportamenti responsabili”?
Forse c'è una genialità che mi sfugge nell'idea della Provincia e dei due assessori, certo che vedere in una sala conferenze un parterre così fatto: dirigenti vari , un tronista e un' alunna scelta a caso (e il caso è che la ragazza in questione ha partecipato alle selezioni per miss Italia) che scambiavano battutine idiote alternate a frasi d'occasione sembrava far divertire e incuriosire, far riflettere poco.
«Un giovane famoso che va a parlare ai giovani nelle scuole è perfetto», ha voluto sottolineare l’assessore D’Antini «Conversano parla la loro stessa lingua, ed è sempre stato sempre vicino e sensibile a certi temi». Lui, che nella vita ha fatto sì il corteggiatore e poi il tronista a “Uomini e donne”, ma ha preso anche una laurea in Scienze dell’educazione, in un'intervista su un giornale locale chiarisce, indossando la coccardina bianca simbolo dell’opposizione degli uomini alla violenza contro le donne: «Io sfrutto la mia popolarità semplicemente per spiegare agli studenti e a chiunque il valore del rispetto per le donne». Peccato che l'altro giorno nella mia scuola non ha detto una sola parola, proprio niente.

sabato 2 luglio 2011

Nella foto il Menhir "Croce di Marrugo", Serrano






Dal Coordinamento Civico apartitico per la Tutela del Territorio, della Salute e dei Diritti del Cittadino
rete d’azione apartitica coordinativa di associazioni, comitati e movimenti locali e non, ambientalisti, culturali e socio-assistenziali
sede c/o Tribunale Diritti del Malato – CittadinanzAttiva
c/o Ospedale di Maglie "M.Tamborino"
Via N. Ferramosca, c.a.p. 73024 Maglie (LECCE)
E-mail: coordinamento.civico@libero.it , coordinamentocivico@yahoo.it

Sciagura da mega-eolico minaccia il futuro e la vivibilità e la piacevolezza di vita nel cuore del basso Salento, per tutto l' hinterland della Città di Maglie!

Oltre 15 centri abitati a rischio – denuncia la stessa Regione Puglia, per la prima volta ”onesta” nelle sue valutazioni di questi folli impianti inconcepibili per il nostro amato vitale Salento!

Richiesta d’intervento da parte del Comune di Maglie, chiamato in causa dalla stessa Regione, perché difenda il paesaggio cittadino in pericolo, e faccia rispettare il principio contenuto nell'art. 9 della nostra Costituzione, voluto dallo stesso statista magliese Aldo Moro:

Costituzione della Repubblica Italiana : Articolo 9
“La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”

Un vasto impianto industriale in piena zona agricola per cui la Regione Puglia stessa dichiara " i suoi 14 –enormi ed altissimi- aerogeneratori risulterebbero visibili, - nella abominevole ipotesi di una loro costruzione, - non solo dagli abitati di Castrignano dei Greci, Cursi, Bagnolo del Salento e Carpignano Salentino, - che si condividono i basamenti delle torri, - ma anche dagli abitati di Maglie, Corigliano d’Otranto, Melpignano, Soleto, Zollino, Martano, Cannole, Palmariggi, Giuggianello, Sanarica, Calimera e Melendugno"; e questo non solo di giorno, ma anche nella notte, a causa delle hi-tech luci rosse di segnalazione aeronautiche poste in testa alle torri! Gravissimo poi anche il danno per tutti gli abitanti di Serrano (frazione di Carpignano), il cui abitato cade vicinissimo al vasto cimitero tonante di mega torri eoliche in progetto come per gli abitati di Cursi e Bagnolo; un “crimine contro l’ambiente”?! Non solo, un “crimine contro l’ umanità”!

Condividendone ogni parola, il Coordinamento Civico per la Tutela del Territorio della Salute e dei Diritti del Cittadino di Maglie inoltra il comunicato pervenuto dall' Associazione Generazione-Cursi, ed invita le amministrazioni di tutti i paesi, citati dalla Regione Puglia come danneggiati da queste torri, e Maglie tra questi, ad inoltrare alla Regione Puglia le urgenti osservazioni di diniego nei tempi indicati dall'avviso diramato dal Comune di Cursi:
Comune di Cursi. Progetto per la realizzazione di un parco eolico.
http://www.cursi.it/w3/comunicazioni/2011/progetto_per_la_realizzazione_di_un_parco_eolico.php

Maglie, la bella, la città tutta, il suo centro storico, le sue chiese ed i suoi palazzi barocchi, rinascimentali, neoclassici e liberty, i suoi orti, e le sue periferie, non possono essere violate da una tale corona di spine rotanti eternamente nel cielo!
Quando un’opera in casa altrui lede un patrimonio comune come il paesaggio, l’ orizzonte, lo skyline, intervenire a tutela di questi beni comuni è un dovere!
Siamo certi che l' Amministrazione magliese, se non l'ha già fatto, farà il suo dovere per tutelare i diritti di noi tutti e quell'articolo 9 della nostra Costituzione che tutela il paesaggio della Nazione, voluto e posto tra i principi fondamentali della nostra Repubblica, dallo stesso grande concittadino magliese, lo statista Aldo Moro, giovanissimo all' epoca della Costituente!
Siamo certi che tutto ciò sarà fatto con la collaborazione e l'urgente sollecito impegno di maggioranza e opposizioni!

Comunicato stampa di GenerAzione Cursi

Lettera aperta al Sindaco di Cursi

Cursi conto alla rovescia della fine! Una sciagura eolica senza precedenti pende sulla testa di ogni cittadino: 14 mega-torri eoliche mastodontiche ben più alte di 100m!
Il Sindaco con un manifesto informa gli ignari ed inermi cittadini!
Ma il Sindaco e la sua giunta cosa stanno facendo per fermare davvero questa catastrofe in coerenza con le dichiarazioni che aveva rilasciato contro questo “impianto della vergogna e dell’oppressione” solo alcuni mesi or sono ?

E’ stato un fulmine a ciel sereno! Sui muri della Città di Cursi un manifesto a firma del Sindaco Edoardo Santoro informa in questi giorni i cittadini, con burocratica nonchalance, della totale fine del suo paese , della fine del “paesaggio quotidiano” di tutti i cursiati, e della cancellazione di ogni bel ricordo identitario: un progetto di 14 mega torri eoliche mastodontiche di 3 MW di potenza ciascuna, alte ben oltre 100m, ben più grandi di ogni altra torre eolica mai installata ad oggi in tutto il Salento!
La più bella delle aree della campagna del paese, la più ricca di testimonianze della millenaria civiltà contadina, ricca di menhir megalitici, quella delle contrade rurali dell’antica ed incantevole Masseria Marrugo e di Masseria Bianchi, paesaggi pittoreschi, sospesi nel tempo e che paion fatati, dove confluiscono i feudi dei comuni di Castrignano dei Greci, Carpignano Salentino, Cursi, Bagnolo del Salento, è stata follemente individuata per questo “stupro” territoriale senza precedenti storici!
Tutti questi comuni si condividono il peso di questo sciagurato impianto falso-ecologista, che in nome della difesa dell’ambiente, sotto un vuoto nome “energie pulite”, devasterebbe l’ ambiente medesimo! Una sciagura che abbiamo il dovere di evitare!
Ma il danno comportato si estenderebbe anche a tutti i comuni limitrofi. La Regione Puglia informa, infatti, nella recente determina pubblicata sul suo Bollettino Ufficiale lo scorso aprile, con cui ha sottoposto a VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) questo maxi ed esteso impianto industriale, ubicato in piena zona agricola di valorizzazione; i suoi 14 aerogeneratori risulterebbero visibili, - nella abominevole ipotesi di una loro costruzione, - non solo dagli abitati adiacenti ,che si condividono i basamenti delle torri, ma anche dagli abitati di Maglie, Corigliano d’Otranto, Melpignano, Soleto, Zollino, Martano, Cannole, Palmariggi, Giuggianello, Sanarica, Calimera e Melendugno; e questo non solo di giorno, ma anche nella notte, a causa delle hi-tech luci rosse di segnalazione aeronautiche poste in testa alle torri! Gravissimo poi anche il danno per tutti gli abitanti di Serrano (frazione di Carpignano), il cui abitato cade vicinissimo al vasto cimitero tonante di mega torri eoliche in progetto come per gli abitati di Cursi e Bagnolo; un “crimine contro l’ambiente”?! Non solo, un “crimine contro l’ umanità”!
A rischio è la vivibilità, e persino il firmamento, per una porzione enorme e densamente abitata di tutto il Salento! E tutto questo perché? In nome della più grande speculazione della storia del SUD Italia, quella della Green Economy Industriale di eolico e fotovoltaico industriali, ormai senza alibi alcuno in tutt’Italia, dopo le innumerevoli denunce, inchieste e sequestri.
Non credevamo che anche la poesia potesse essere uccisa! Oggi sappiamo che purtroppo anche questo è possibile! Non possiamo permetterlo, con la poesia del nostro territorio morirebbe anche ogni presupposto di felicità per ognuno di noi!
Le contrade di Marrugo e Bianchi costituiscono inoltre un ecosistema di gariga e steppa mediterranea, pascoli rocciosi preziosissimi, tutelati dalla Direttiva Habitat 92/43 CEE della Comunità Europea, fulcro di un' economia silvo-agro-pastorale d’eccellenza, vilmente denigrata, come quei suoli, da funzionari e rappresentanti pubblici, solo ignoranti, o strumentalmente tali, come terreni di niuno valore, di “nicchiarica” terreni incolti e pietrosi, al fine di favorire queste immorali speculazioni. Contrade che i lavori di movimentazione terra, gli scavi, le cementificazioni basali per le torri, le tracce-trincee chilometriche per i cavidotti, le enormi inquinanti cabine di trasformazione della corrente, gli elettrodotti, ecc., minacciano di stravolgere irreparabilmente.
Le aree dell’antica Masseria Marrugo ondulate da vallate incontaminate e crinali, le tipiche “serre” del Salento, sono uno dei principali luoghi dell’anima dei cittadini dei paesi di tutto il circondario, che nei dedali di stradine e tratturi, che, lì, attraversano pascoli, oliveti, vigneti e orti, si recano a piedi o in bicicletta in tutte le ore del dì, per praticare sport e per relax, altri solo a respirare il profumo del timo e dell’ origano selvatico, che, lì, si racconta essere della migliore qualità. Un paradiso per naturalisti e botanici per la biodiversità e per le numerosissime specie di orchidee, ma anche per gli ornitologi, data l’alta concentrazione di rapaci di molteplici specie che, lì, si incontrano durante le stagioni migratorie! Volatili protetti da innumerevoli leggi nazionali ed europee e che le torri notoriamente falcidiano senza pietà alcuna e senza controllo!
Il manifesto apparso a Cursi informa che la Regione ha sottoposto a VIA l’ impianto, e dà ai cittadini 60 giorni di tempo per presentare osservazioni in merito: un ultimatum che coglie ovviamente impreparata una città intera che non ha certo la dimestichezza con simili progetti, anche perché, fortunatamente, non esiste un solo simile progetto in tutto il Salento, né può nella sua buona fede, da un mero articolo o da meri elaborati cartografici comprendere quale scempio immane si preannuncia al territorio che abita, e che spera di trasmettere ai figli il più inalterato possibile!
Né alcun cittadino potrebbe mai pensare davvero che amministratori e politici possano aver posto le basi perché si giungesse al punto in cui siamo: l’orlo di un precipizio dagli effetti catastrofici, una alterazione della nostra quotidianità realmente paragonabile soltanto a suggestioni da film fantascientifico!
Distruzione dello skyline, inquinamento dello stesso “tramonto del Sole”, costretto a scendere ogni sera tra spine di pale d’acciaio eternamente rotanti senza anima; rumori continui da turbini metallici, da catena di montaggio industriale, al posto della pace dei campi e del cinguettio degli uccelli falcidiati a morte dai rotori; al posto delle stelle nella notte, luci rosse hi-tech lampeggianti, e poi sottili, impercettibili ma presenti ed alteranti ELF (Extremely Low Frequency), le onde elettromagnetiche a bassa frequenza nell’aria, emesse dagli alternatori e dai cavidotti passanti, sotterrati sotto il manto stradale delle stradine rurali, dove oggi la gente corre per praticare salutare sport. Gli ELF causa insidiosa di leucemie ed altre malattie, soprattutto nei bambini! Aree rurali e naturali dove tantissimi, con tanti sacrifici, hanno realizzato una casetta, per vivere in tranquillità, una tranquillità che oggi quel manifesto, come un macabro manifesto funebre di una persona cara, annuncia in imminente mortale pericolo!
Siamo certi che il nostro sindaco si sia già attivato per fermare questa, che si può chiamare solo “inumana follia”!
Chiediamo di sapere quali provvedimenti ha già preso, anche in qualità di massima autorità sanitaria locale, per salvare il nostro ed il suo futuro, certi del fatto che saprà ottemperare ai suoi doveri nei confronti di una cittadinanza in lui fiduciosa, che non ha dimestichezza con lontani uffici regionali baresi e con burocratiche osservazioni, cittadini che non possono immaginare, pur ringraziandolo per la trasparenza che tale manifesto implica, quale terrifico destino potrebbe attender loro e che in quelle righe del manifesto si cela e preannuncia!
Una fiducia che ci deriva dalle sue stesse parole già riportate sulla stampa giovedì 28 gennaio 2010, a seguito del convegno tenutosi a Cursi sul tema del fotovoltaico sui tetti e non più nei nostri amati campi, dove Lei dichiarava, Signor Sindaco:
"Il Comune di Cursi può già provvedere a chiedere che la Regione cancelli dal progetto tutte le torri ubicate nel suo feudo, e così quelle ricadenti nei feudi dei comuni limitrofi a distanza inferiore ai 500 m dal confine".
Chiediamo che Lei chieda alla Soprintendenza ai Beni Culturali Archeologici e Paesaggistici di intervenire per l’apposizione dei vincoli paesaggistici nella preziosa area, caratterizzata anche dalla presenza di misteriose strutture megalitiche di pietre a secco, alcune di notevolissimo peso e dimensioni, del Menhir “Croce di Marrugo”, (al centro anche di un recente studio di approfondimento e ricerca da parte della Proloco di Serrano, e di un sopralluogo ad hoc effettuato, in data aprile 2004, dalla Soprintendenza Archeologica di Taranto, guidata dalla Dottoressa Daniela Tanzella – il menhir, blocco parallelepipedo in calcare locale, è unico nel suo genere per le peculiarità degli incavi su di esso scolpiti e per la sua ubicazione, poiché emergente da un’antica piccola “specchia”, cumulo di pietre, ubicata su un’altura, con evidenti tracce della presenza di una sottostante cavità ipogea; ed una delle torri eoliche, addirittura, si pensi, verrebbe ad essere posizionata a pochissimi metri di distanza dal monolite; un atto “sacrilego”, per un luogo ed un monumento di ataviche valenze sacrali), e di antiche Masserie, (gioielli beni culturali come Masseria l’ Organo, Masserie Giammanigli, Masseria Marrugo, Masseria Sciurti, ecc., tutte in progetto di locale “profanazione” da parte delle torri di questo assurdo infausto impianto), e trulli (“pajari”), alcuni di caratteristiche suggestioni megalitiche. Idem impegno da richiedere all’Assessore all’ Assetto del Territorio della Regione Puglia, Arch. Angela Barbanente, perché possa essere realizzato, proprio nel prezioso territorio su cui pende questa spada di Damocle eolica, un ecomuseo, in seno al nuovo PPTR, il virtuoso Piano Paesaggistico Territoriale della Regione Puglia, che possa per sempre impedire queste ed altre sciagure dettate dalla fame di denaro e ai danni dei beni comuni di noi tutti!
Uno sfregio che si porterebbe dietro per Cursi una beffa particolare: il Comune di Cursi ha pubblicizzato un gruppo d’acquisto di privati per l’ubicazione del fotovoltaico sui tetti degli edifici recenti a beneficio dei cittadini per tagliare alla base qualsiasi speculazione e danno al territorio alle aree rurali, si disse almeno; un modello etico ed ecocompatibile davvero su cui noi tutti crediamo, e che portiamo avanti con il massimo slancio!
Siamo stati in prima linea nella lotta contro la pazzia del nucleare, e lo abbiamo fatto perché credevamo e crediamo davvero nella possibilità di produrre energia pulita per rispettare ambiente e paesaggio insieme, attraverso il fotovoltaico ubicato sui tantissimi tetti inutilizzati degli edifici recenti, ed è per questo che affermiamo che sarebbe un crimine continuare ad appioppare il falso nome di “energie pulite” al mega eolico con cui si vuole oggi distrugger Cursi e tutto il circondario!

Ulteriori dati in:
Bollettino Ufficiale Regione Puglia» Bol. n. 64 del 28-04-2011
DETERMINAZIONE DEL DIRIGENTE DELL’UFFICIO PROGRAMMAZIONE VIA E POLITICHE ENERGETICHE/VAS 11 marzo 2011, n. 56
D.Lgs. n. 152/2006 e s.m.i. e LR n. 11/01 e s.m.i. - Procedura di verifica di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale - Impianto di produzione di energia da fonte eolica da realizzare nei Comuni di: Castrignano de’ Greci, Cursi, Bagnolo del Salento e Carpignano Salentino” nelle località “Mass Marrugo- Mass. Bianchi”.
Link: http://www.regione.puglia.it/index.php?page=burp&opz=getfile&file=24.htm&anno=xlii&num=64
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Giovanni Epifani
Presidente di, GenerAzione Associazione politico-culturale e ambientalista di Cursi
Indirizzo sede: Via Maglie 9873020 Cursi. epifanigiovanni72@libero.it