sabato 3 ottobre 2026

Ottobre. Si celebra la Lingua italiana. I would prefer not to

 ๐—ข๐˜๐˜๐—ผ๐—ฏ๐—ฟ๐—ฒ. ๐—ฆ๐—ถ ๐—ฐ๐—ฒ๐—น๐—ฒ๐—ฏ๐—ฟ๐—ฎ ๐—น๐—ฎ ๐—น๐—ถ๐—ป๐—ด๐˜‚๐—ฎ ๐—ถ๐˜๐—ฎ๐—น๐—ถ๐—ฎ๐—ป๐—ฎ    

                           ๐ผ ๐‘ค๐‘œ๐‘ข๐‘™๐‘‘ ๐‘๐‘Ÿ๐‘’๐‘“๐‘’๐‘Ÿ ๐‘›๐‘œ๐‘ก ๐‘ก๐‘œ

di ๐“๐จ๐ง๐ฒ ๐“๐ฎ๐ง๐๐จ

 ๐‘ท๐™–๐’“๐™ค๐’๐™š ๐™ฅ๐’‚๐™ง๐’๐™ก๐’† ๐’‘๐™–๐’“๐™ค๐’๐™š ♪, ♫ ♫. Come un gioco, come una vecchia canzone, come le persone.

In vita hanno brillato, ma si celebrano solo quando scompaiono. E vai, celebriamo la lingua italiana, pur con il sospetto che torneremo a comunicare con vocalizzi e suoni gutturali. La faccio tragica, forse, ma si puรฒ negare che stiamo permettendo - imbelli - l’impoverimento e la corruzione della parola? Metaforicamente (ma anche fuor di metafora) mi piace rifarmi ai versi di Parini in quella magnifica Ode che รจ La Caduta: […] ๐‘œ, ๐‘๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘– ๐‘Ž ๐‘ฃ๐‘–๐‘™๐‘’ ๐‘š๐‘–๐‘š๐‘Ž, ๐‘–๐‘™ ๐‘๐‘ข๐‘‘๐‘œ๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘–๐‘›๐‘ ๐‘ข๐‘™๐‘ก๐‘–, ๐‘‘๐‘–๐‘™๐‘’๐‘ก๐‘ก๐‘Ž๐‘›๐‘‘๐‘œ ๐‘ ๐‘๐‘ข๐‘Ÿ๐‘Ÿ๐‘–๐‘™๐‘’ ๐‘– ๐‘๐‘Ž๐‘ ๐‘ ๐‘– ๐‘”๐‘’๐‘›๐‘– ๐‘‘๐‘–๐‘’๐‘ก๐‘Ÿ๐‘œ ๐‘Ž๐‘™ ๐‘“๐‘Ž๐‘ ๐‘ก๐‘œ ๐‘œ๐‘๐‘๐‘ข๐‘™๐‘ก๐‘–. Nel privato, nel pubblico questo รจ la parola oggi. Invece รจ preziosa come un prisma dalle tante facce, una specie di matrioska: per capirne l’anima bisogna andare ben oltre la superficie. Lo sapeva bene il prof. Sabatini quando volle e propose una settimana tutta intera dedicata alla lingua italiana nel mondo. E io voglio esagerare, anticipo la festa: fiato alle trombe. Ho un libro con piรน tomi in testa perchรฉ un universo babelico รจ la parola se si vanno a esplorare tv, storia, leggi, canzoni, cinema, poesia, favole, informazione. Luce e oscuritร .

๐‹๐ข๐ง๐ ๐ฎ๐š e ๐“๐•

-Se accettiamo indiscriminatamente tutto quello che dice la televisione andiamo dritti verso un nuovo analfabetismo-, sentรฌ dire qualche anno fa. Mi si rizzarono i capelli in testa; oggi so che รจ la realtร . Se percorri a ritroso le tappe del primo media, la TV, trovi un passato glorioso, il boomer lo sa. E la grande intuizione di Alberto Manzi Non รจ mai troppo tardi? E Parola mia dell’amato Luciano Rispoli con il prof. Beccaria? Analfabetismo proprio no, perchรฉ i dati dicono che negli anni ’60 il 13% degli italiani nell’atto di firmare apponevano una X sul documento, ma nello stesso anno – grazie alle lezioni di Manzi - 35.000 persone ottennero la licenza elementare. Aveva perรฒ ragione ๐”๐ฆ๐›๐ž๐ซ๐ญ๐จ ๐„๐œ๐จ (come sempre) definendola ๐‘๐‘Ž๐‘™๐‘’๐‘œ๐‘ก๐‘’๐‘™๐‘’๐‘ฃ๐‘–๐‘ ๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘’.

La televisione, che ha fatto meglio della scuola (raggiungeva territori isolati, persone molto avanti con l’etร , alfabetizzando e unificando il paese anche sul piano culturale), ha tradito la missione pedagogica. Oggi… le parole deridono, offendono, manipolano, falsificano - le fake  son sempre in agguato - cosรฌ la parola diventa slogan, etichetta, involucro del niente. Ed รจ presto fatto, il dibattito รจ polarizzato, il consenso ottenuto; mai il popolo รจ stato piรน bue di oggi. Esempi in quantitร . Cosa mai significherร  davvero ๐Œ๐€๐†๐€? Il sogno americano รจ diventato l’incubo americano. E ๐–๐Ž๐Š๐„? Consapevolezza delle ingiustizie sociali, forse? No davvero, woke รจ un’arma retorica, si intende – in pratica – irridere e tacciare di ipocrisia chi ha a cuore la tutela di tutti i diritti e si evoca una nuova ideologia: l’ideologia ๐–๐Ž๐Š๐„. ๐—ฅ๐—ฒ๐—บ๐—ถ๐—ด๐—ฟ๐—ฎ๐˜‡๐—ถ๐—ผ๐—ป๐—ฒ… mentre io provo ribrezzo perfino a digitarne le lettere sulla tastiera, รจ il primo tra i programmi politici elettorali. Significa deportazione, esodo, forzati beninteso. ๐‚๐š๐ง๐œ๐ž๐ฅ ๐œ๐ฎ๐ฅ๐ญ๐ฎ๐ซ๐ž infine, limitandomi. Questa รจ facile: memoria cancellata ๐‘ก๐‘œ๐‘ข๐‘ก ๐‘๐‘œ๐‘ข๐‘Ÿ๐‘ก. Non ci si vuole cimentare in un pensiero complesso, รจ pericoloso, d’altra parte non possediamo piรน le parole per farlo. Sto parlando di pensiero critico, roba giurassica.

C'era una volta… no, non era una volta ma pochissimi anni fa, una tv che educava giocando; era Per un pugno di libri, presentato da Piero Dorfles e Geppi Cucciari. Altri tempi...   liceali in gara che si sfidavano sui classici e sulle parole, divertimento da tifoseria. E non finisce qui: fino al 2022 c’รจ stato un gradevolissimo programma: Le parole per dirlo. condotto con eleganza e cura e approfondito con sapienza mista a ironia, leggerezza e garbo da linguisti di gran livello. Peccato che neppure quest’ultimo abbia resistito alla decadenza. Diciamolo, la televisione รจ obsoleta.

Vanno le diverse piattaforme; ma andando a esplorare, che cosa propongono? C’รจ una visione? Un sognatore che combatta il dilagante analfabetismo di ritorno, un erede del Maestro Manzi dei giorni nostri? Dietro alle piattaforme digitali, a Netflix, ad Amazon o a Sky c'รจ il potere globale e la logica รจ esclusivamente economica. Obiettivo รจ monopolizzare le abitudini di consumo e influenzare il mercato. Cosa puรฒ sperare l'uomo dai re Mida del business, certo non la crescita culturale, il livellamento e l'omologazione sรฌ. Vogliono un gregge, senza pecore nere. Eppure il mito di re Mida andrebbe esplorato: รจ di un’attualitร  sconcertante.

Parafrasando  ๐’๐š๐ง๐ ๐ฎ๐ข๐ง๐ž๐ญ๐ข (il vizio di ricorrere ai maรฎtres ร  penser non ti lascia mai e personalmente lo ritengo un obbligo), verseggiamo:

queste sono le scarpe, sono le bugie, รจ la scuola d’Atene, รจ il burro,

questi sono i satelliti di Giove, questa รจ l’autostrada,

รจ una cartolina che mi รจ arrivata oggi dalla Finlandia, รจ il muscolo massatere, รจ il parto: ma se volti il foglio, Alessandro, ci vedi il denaro. 

Un ritratto di precisione del nostro tempo, preciso come lo scandaglio in materia nautica.

Ma รจ festa, no? Ci vuole maggiore impegno e, come sul ring, mai gettare la spugna. Cominciamo col prenderne atto, ricordiamoci della libertร  di scegliere chi vogliamo essere. Ed รจ dal possesso e dall’uso della parola che si parte. Bisogna averne cura, perchรฉ รจ preziosa come il diamante, ma fragile e delicata come un coccio di vetro. ๐ฟ๐‘’ ๐‘๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘œ๐‘™๐‘’ ๐‘ ๐‘œ๐‘›๐‘œ ๐‘๐‘–๐‘’๐‘ก๐‘Ÿ๐‘’, ricordiamo il monito di ๐‚๐š๐ซ๐ฅ๐จ ๐‹๐ž๐ฏ๐ข.

Per onorare la lingua, onoriamo la memoria.

 ๐ˆ๐ฅ ๐œ๐ข๐ง๐ž๐ฆ๐š ๐'๐š๐ฎ๐ญ๐จ๐ซ๐ž. ๐”๐ง๐š ๐ฆ๐ข๐ง๐ข๐ž๐ซ๐š.

๐—œ๐—น ๐—ฑ๐—ถ๐˜€๐—ฐ๐—ผ๐—ฟ๐˜€๐—ผ ๐—ฑ๐—ฒ๐—น ๐—ฟ๐—ฒ, il primo film ch’io ricordi con interesse – non seguo metodo neppure cronologico, parole in libertร  รงa va sans dire - che si gioca proprio sulla parola. Albert, dopo intricate vicende dinastiche, indossa la corona – sarร  Giorgio V -  ma รจ affetto da balbuzie, deve trovare una voce, il suo ruolo gli impone di comunicare con le parole, deve poter arringare le folle, come un buon leader. Si tratta della lotta di un uomo contro i suoi limiti, il possesso della lingua come un’๐‘’๐‘๐‘–๐‘“๐‘Ž๐‘›๐‘–๐‘Ž: Giorgio V studierร  e pronuncerร  il discorso piรน bello, arringherร  il suo popolo per una causa giusta: vincere la guerra contro il Terzo Reich.

Ne "la lettera scarlatta" di N. Hawthorne la parola ๐‘ ๐‘ก๐‘–๐‘”๐‘š๐‘Ž๐‘ก๐‘–๐‘ง๐‘ง๐‘Ž, la sola vocale ๐š si leggerร  ๐‘Ž๐‘‘๐‘ข๐‘™๐‘ก๐‘’๐‘Ÿ๐‘Ž. E la parola diventa un marchio identitario. Era il VII sec. Oggi รจ cambiato tutto, oggi non รจ cambiato niente.

 La surreale lettera dei fratelli Caponi in Totรฒ, Peppino e la malafemmina continua a essere un cult per gli amanti di quei giganti del nostro teatro. Ma non รจ solo comicitร , l'uso scorretto e pretenzioso della parola ironizza sull'analfabetismo dell'epoca (era il '56), e nello stesso tempo fa da parodia alla ๐˜ฃ๐˜ถ๐˜ณ๐˜ฐ๐˜ค๐˜ณ๐˜ข๐˜ป๐˜ช๐˜ข.

Il tema del linguaggio della burocrazia appassionรฒ Italo Calvino: per lui l’antilingua. Ne scriverร  piรน volte, anche con l’invenzione di un aneddoto di raffinata efficacia. L’antilingua, ovvero l’arte di complicare una lingua semplice, un saggio pubblicato nel 1965 sul quotidiano Il Giorno.

 La mutazione antropologica, per Calvino, passava sostanzialmente da questa sensazione di straniamento. Va assolutamente letto e meditato, a Calvino va lasciato uno spazio tutto per sรฉ.

Mi concedo soltanto questo passaggio, “il sugo della storia”: <<chi parla l'antilingua ha sempre paura di mostrare familiaritร  e interesse per le cose di cui parla […]. la motivazione psicologica dell'antilingua รจ la mancanza d'un vero rapporto con la vita, ossia in fondo l’odio per sรฉ stessi>>. Mi pare di assistere ai tanti talk show che ci ammorbano quotidianamente.

Nel cinema di Michelangelo Antonioni, neanche tanto piรน tardi, da Blow-up a Deserto rosso, la parola subisce una progressiva demolizione: il dialogo perde il suo ruolo centrale nella narrazione e nel mettere a nudo le emozioni. La sceneggiatura non ha una struttura nรฉ schemi; i silenzi, i tempi morti, l’immagine, gli sguardi veicolano l’unica comunicazione possibile. Il silenzio eloquente, quella vita sospesa, quella solitudine della modernitร  che ha appunto perso la parola.

E fin qui, riducendo all’osso, la parola nelle arti visive. Ma sposto l’attenzione alla ๐—–๐—ฎ๐—ป๐˜‡๐—ผ๐—ป๐—ฒ ๐—ฑ'๐—ฎ๐˜‚๐˜๐—ผ๐—ฟ๐—ฒ (sรฌ, proprio cosรฌ: Canzone d’autore ab antiquo) che รจ la primissima forma di opera letteraria. Da “Cantami, o diva…”. Omero; a “Canzonetta novella, va’, cantami nova cosa…” Jacopo da Lentini; fino - qualche secolo piรน tardi - a “Canzone, cercala se puoi…” di Lucio Dalla. La parola, se si pensa a tutti i generi poetici e alla narrativa, dalla fiaba al romanzo, รจ patrimonio immateriale perciรฒ eterno. Dall’origine dei tempi a oggi. Lo ammetto, รจ un’operazione di nostalgia.

Tra la farragine del linguaggio istituzionale, di quel tipo che ๐€๐ง๐ญ๐จ๐ง๐ข๐จ ๐†๐ซ๐š๐ฆ๐ฌ๐œ๐ข definisce ๐‘š๐‘Ž๐‘โ„Ž๐‘–๐‘Ž๐‘ฃ๐‘’๐‘™๐‘™๐‘–๐‘ ๐‘š๐‘œ ๐‘‘๐‘’๐‘”๐‘™๐‘– ๐‘ ๐‘ก๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘’๐‘Ÿ๐‘’๐‘™๐‘™๐‘–, l'atteggiamento tipico di chi pratica una politica basata sull'astuzia spicciola, sul trasformismo e la sciatteria diffusa che va trasversalmente dai quotidiani ai tg , l’omologazione dei giovani al gruppo, che… ๐˜ค๐˜ฉ๐˜ฆ ๐˜ด๐˜ฆ ๐˜ฑ๐˜ข๐˜ณ๐˜ญ๐˜ช ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ณ๐˜ณ๐˜ฆ๐˜ต๐˜ต๐˜ข๐˜ฎ๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ฆ ๐˜ด๐˜ฆ๐˜ช ๐˜ถ๐˜ฏ ๐˜ง๐˜ช๐˜จ๐˜ญ๐˜ช๐˜ฐ ๐˜ฅ๐˜ช ๐˜ฑ๐˜ข๐˜ฑ๐˜ข̀ ๐˜ฅ๐˜ข ๐˜ฃ๐˜ถ๐˜ญ๐˜ญ๐˜ช๐˜ป๐˜ป๐˜ข๐˜ณ๐˜ฆ, la lingua italiana รจ, oggi, imbastardita e impoverita. Un numero approssimativo: di ben oltre 250.000 lemmi presenti nel vocabolario, i ragazzi usano non piรน di 800; ho letto recentemente che ๐‘ ๐‘– ๐‘ ๐‘š๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘Ÿ๐‘–๐‘ ๐‘๐‘œ๐‘›๐‘œ, si perdono dall’uso ogni anno almeno 120.000. Le ragioni sono tante e complesse, ci sono i neologismi, gli anglismi, i regionalismi, il gergo social, gli acronimi, il gergo urbano (non mi piace ricordare, ma lo faccio: hanno orgogliosamente voluto un decreto anti-maranza…; nuovi fenomeni pseudoartistici che influenzano, insieme al “look” e al comportamento, anche i modi della comunicazione. รˆ la Generazione Z.

Uno scrivano, il suo nome era ๐๐š๐ซ๐ญ๐ฅ๐ž๐›๐ฒ, a ogni domanda gli venisse rivolta, rispondeva: ๐ผ ๐‘ค๐‘œ๐‘ข๐‘™๐‘‘ ๐‘๐‘Ÿ๐‘’๐‘“๐‘’๐‘Ÿ ๐‘›๐‘œ๐‘ก ๐‘ก๐‘œ. Per anni aveva lavorato nell’ufficio delle lettere smarrite, ingranaggio di una macchina. La risposta รจ la piรน potente: No! Non mi piacerebbe finire come il personaggio di ๐Œ๐ž๐ฅ๐ฏ๐ข๐ฅ๐ฅ๐ž. Io non voglio essere ๐‘๐‘’๐‘Ÿ๐‘“๐‘œ๐‘Ÿ๐‘š๐‘Ž๐‘›๐‘ก๐‘’!

Eppure la parola รจ catartica e non solo: รจ anche salvifica. Nell’oceano della ๐๐š๐ซ๐ซ๐š๐ญ๐ข๐ฏ๐š mi รจ parsa sempre degna di grande attenzione e stupore la fiaba, le mille e una fiaba. Nella cornice di una storia - la prima mai scritta – sulla violenza di genere. Vi sono, infatti, le piรน belle fiabe della tradizione orale in quest'opera fondamentale che viene dall'Oriente: Le mille e una notte. รˆ Shahrazad che incanta con la magia della parola il re Shahriyร r e interrompe una catena di femminicidi. Salva sรฉ stessa e altre mille, e salva il re dalla sua parte tenebrosa, lo libera dalle catene dell'odio.

Le parole dei libri hanno dato forma alle idee, formato la nostra coscienza. In una manciata di capolavori da Petrarca a Montale, a Pasolini, a Eliot, a Mann, a Keats, a Coleridge, che hanno fatto la nostra storia personale e non solo, pur nel disordine dei riferimenti – tanti e tali sono le suggestioni che hanno lasciato gli incontri con i grandi scrittori -,   e immaginando la nostra crescita umana come lo strutturarsi di un corpo organico, va riconosciuto che tutte le funzioni vitali hanno preso origine dal Padre Dante. Ha inventato la lingua italiana, (tra le nuove parole – forse 150 -  ne scelgo una, la piรน affascinante: inmiarsi), valorizzando il volgare, plasmandolo sรฌ da adattarlo al grottesco, al tragico, al sublime.

Tutto รจ venuto dopo Dante. Anche a distanza di secoli, la lettura dell’opera dantesca ti apre a comprendere realtร  lontane, abissi interiori. Mondi lontani nel tempo, ma allo stesso modo profondi come quelli che incontri nei romanzi di Sandor Mร rai, tra i miei scrittori preferiti, prolifico e intenso sin dall’esordio. Nelle sue storie,  la parola รจ appassionante testimonianza, energia vitale, ti cattura, ti prende per mano e ti fa attraversare la porta che ti trascina dritto dentro le vite degli altri che poi trovi tanto affini alla tua; accade nei monologhi in particolare: mirabili!


Spirituale e sacra รจ la parola per Joseph Roth, e ci ricorda il "verbo" della tradizione biblica, il logos greco: ragione e veritร , potenza evocativa ne La cripta dei cappuccini. E oggi, che fine ha fatto la ragione? Ha senso la veritร ? Perchรฉ abbiamo permesso che la parola fosse svilita e svenduta? Immaginandola come un mattoncino lego, simbolo di ingegno e creativitร , perchรฉ รจ questo la parola, si รจ scelto di farne fortezze non ponti; si costruiscono droni, non velieri.

Non serve fare barricate, ma con semplicitร , cura e mitezza lavorare per un nuovo Umanesimo che parta dal linguaggio, e il linguaggio si farร  cosa, pensiero, emozione, coraggio. Umanitร .