๐ผ ๐ค๐๐ข๐๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐ก ๐ก๐
di ๐๐จ๐ง๐ฒ ๐๐ฎ๐ง๐๐จ
๐ท๐๐๐ค๐๐ ๐ฅ๐๐ง๐๐ก๐ ๐๐๐๐ค๐๐
♪,
♫
♫.
Come un gioco, come una
vecchia canzone, come le persone.
In vita hanno brillato, ma si celebrano solo quando
scompaiono. E vai, celebriamo la lingua italiana, pur con il sospetto che
torneremo a comunicare con vocalizzi e suoni gutturali. La faccio tragica,
forse, ma si puรฒ negare che stiamo permettendo - imbelli - l’impoverimento e la
corruzione della parola? Metaforicamente (ma anche fuor di metafora) mi piace
rifarmi ai versi di Parini in quella magnifica Ode che รจ La Caduta: […] ๐, ๐๐๐๐ ๐ ๐ฃ๐๐๐ ๐๐๐๐, ๐๐ ๐๐ข๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐ข๐๐ก๐, ๐๐๐๐๐ก๐ก๐๐๐๐ ๐ ๐๐ข๐๐๐๐๐ ๐ ๐๐๐ ๐ ๐ ๐๐๐๐ ๐๐๐๐ก๐๐ ๐๐ ๐๐๐ ๐ก๐ ๐๐๐๐ข๐๐ก๐. Nel privato, nel pubblico questo รจ
la parola oggi. Invece รจ preziosa come un prisma dalle tante facce, una specie
di matrioska: per capirne l’anima bisogna andare ben oltre la superficie. Lo
sapeva bene il prof. Sabatini quando volle e propose una settimana tutta intera
dedicata alla lingua italiana nel mondo. E io voglio esagerare, anticipo la
festa: fiato alle trombe. Ho un libro con piรน tomi in testa perchรฉ un universo
babelico รจ la parola se si vanno a esplorare tv, storia, leggi, canzoni,
cinema, poesia, favole, informazione. Luce e oscuritร .
๐๐ข๐ง๐ ๐ฎ๐
e ๐๐
-Se accettiamo indiscriminatamente tutto quello che dice la
televisione andiamo dritti verso un nuovo analfabetismo-, sentรฌ dire qualche
anno fa. Mi si rizzarono i capelli in testa; oggi so che รจ la realtร . Se
percorri a ritroso le tappe del primo media, la TV, trovi un passato glorioso,
il boomer lo sa. E la grande intuizione di Alberto Manzi Non รจ mai troppo
tardi? E Parola mia dell’amato Luciano Rispoli con il prof. Beccaria?
Analfabetismo proprio no, perchรฉ i dati dicono che negli anni ’60 il 13% degli
italiani nell’atto di firmare apponevano una X sul documento, ma nello stesso
anno – grazie alle lezioni di Manzi - 35.000 persone ottennero la
licenza elementare. Aveva perรฒ ragione ๐๐ฆ๐๐๐ซ๐ญ๐จ ๐๐๐จ (come sempre) definendola ๐๐๐๐๐๐ก๐๐๐๐ฃ๐๐ ๐๐๐๐.
La televisione, che ha fatto meglio della scuola (raggiungeva
territori isolati, persone molto avanti con l’etร , alfabetizzando e unificando
il paese anche sul piano culturale), ha tradito la missione pedagogica. Oggi…
le parole deridono, offendono, manipolano, falsificano - le fake son sempre in agguato - cosรฌ la parola
diventa slogan, etichetta, involucro del niente. Ed รจ presto fatto, il
dibattito รจ polarizzato, il consenso ottenuto; mai il popolo รจ stato piรน bue di
oggi. Esempi in quantitร . Cosa mai significherร davvero ๐๐๐๐? Il sogno americano รจ diventato
l’incubo americano. E ๐๐๐๐? Consapevolezza delle ingiustizie sociali, forse? No
davvero, woke รจ un’arma retorica, si intende – in pratica – irridere e tacciare
di ipocrisia chi ha a cuore la tutela di tutti i diritti e si evoca una nuova
ideologia: l’ideologia ๐๐๐๐. ๐ฅ๐ฒ๐บ๐ถ๐ด๐ฟ๐ฎ๐๐ถ๐ผ๐ป๐ฒ… mentre io provo ribrezzo perfino a
digitarne le lettere sulla tastiera, รจ il primo tra i programmi politici
elettorali. Significa deportazione, esodo, forzati beninteso. ๐๐๐ง๐๐๐ฅ ๐๐ฎ๐ฅ๐ญ๐ฎ๐ซ๐
infine, limitandomi. Questa รจ facile: memoria cancellata ๐ก๐๐ข๐ก
๐๐๐ข๐๐ก. Non ci si vuole cimentare in un pensiero complesso, รจ
pericoloso, d’altra parte non possediamo piรน le parole per farlo. Sto parlando
di pensiero critico, roba giurassica.
C'era una volta… no, non era una volta ma pochissimi anni fa,
una tv che educava giocando; era Per un pugno di libri, presentato da Piero
Dorfles e Geppi Cucciari. Altri tempi... liceali in gara che si
sfidavano sui classici e sulle parole, divertimento da tifoseria. E non finisce
qui: fino al 2022 c’รจ stato un gradevolissimo programma: Le parole per
dirlo. condotto con eleganza e cura e approfondito con sapienza mista a
ironia, leggerezza e garbo da linguisti di gran livello. Peccato che neppure
quest’ultimo abbia resistito alla decadenza. Diciamolo, la televisione รจ
obsoleta.
Vanno le diverse piattaforme; ma andando a esplorare, che
cosa propongono? C’รจ una visione? Un sognatore che combatta il dilagante
analfabetismo di ritorno, un erede del Maestro Manzi dei giorni nostri? Dietro
alle piattaforme digitali, a Netflix, ad Amazon o a Sky c'รจ il potere globale e
la logica รจ esclusivamente economica. Obiettivo รจ monopolizzare le abitudini di
consumo e influenzare il mercato. Cosa puรฒ sperare l'uomo dai re Mida del
business, certo non la crescita culturale, il livellamento e l'omologazione sรฌ.
Vogliono un gregge, senza pecore nere. Eppure il mito di re Mida andrebbe
esplorato: รจ di un’attualitร sconcertante.
Parafrasando ๐๐๐ง๐ ๐ฎ๐ข๐ง๐๐ญ๐ข (il vizio di ricorrere ai maรฎtres ร
penser non ti lascia mai e personalmente lo ritengo un obbligo), verseggiamo:
queste sono le scarpe, sono le bugie, รจ la scuola d’Atene, รจ
il burro,
questi sono i satelliti di Giove, questa รจ l’autostrada,
รจ una cartolina che mi รจ arrivata oggi dalla Finlandia, รจ il
muscolo massatere, รจ il parto: ma se volti il foglio, Alessandro, ci vedi il
denaro.
Un ritratto di precisione del nostro tempo, preciso come lo
scandaglio in materia nautica.
Ma รจ festa, no? Ci vuole maggiore impegno e, come sul ring,
mai gettare la spugna. Cominciamo col prenderne atto, ricordiamoci della
libertร di scegliere chi vogliamo essere. Ed รจ dal possesso e dall’uso della
parola che si parte. Bisogna averne cura, perchรฉ รจ preziosa come il diamante,
ma fragile e delicata come un coccio di vetro. ๐ฟ๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐ก๐๐, ricordiamo il monito di ๐๐๐ซ๐ฅ๐จ ๐๐๐ฏ๐ข.
Per onorare la lingua, onoriamo la memoria.
๐๐ฅ ๐๐ข๐ง๐๐ฆ๐ ๐'๐๐ฎ๐ญ๐จ๐ซ๐. ๐๐ง๐ ๐ฆ๐ข๐ง๐ข๐๐ซ๐.
๐๐น ๐ฑ๐ถ๐๐ฐ๐ผ๐ฟ๐๐ผ ๐ฑ๐ฒ๐น ๐ฟ๐ฒ,
il primo film ch’io
ricordi con interesse – non seguo metodo neppure cronologico, parole in
libertร รงa va sans dire - che si gioca proprio sulla parola. Albert,
dopo intricate vicende dinastiche, indossa la corona – sarร Giorgio V - ma รจ affetto da balbuzie, deve trovare una
voce, il suo ruolo gli impone di comunicare con le parole, deve poter arringare
le folle, come un buon leader. Si tratta della lotta di un uomo contro i suoi
limiti, il possesso della lingua come un’๐๐๐๐๐๐๐๐: Giorgio V studierร e pronuncerร il
discorso piรน bello, arringherร il suo popolo per una causa giusta: vincere la
guerra contro il Terzo Reich.
Ne "la lettera scarlatta" di N. Hawthorne la
parola ๐ ๐ก๐๐๐๐๐ก๐๐ง๐ง๐, la sola vocale ๐ si leggerร ๐๐๐ข๐๐ก๐๐๐. E la parola diventa un marchio
identitario. Era il VII sec. Oggi รจ cambiato tutto, oggi non รจ cambiato niente.
La surreale lettera
dei fratelli Caponi in Totรฒ, Peppino e la malafemmina continua a essere
un cult per gli amanti di quei giganti del nostro teatro. Ma non รจ solo
comicitร , l'uso scorretto e pretenzioso della parola ironizza
sull'analfabetismo dell'epoca (era il '56), e nello stesso tempo fa da parodia
alla ๐ฃ๐ถ๐ณ๐ฐ๐ค๐ณ๐ข๐ป๐ช๐ข.
Il tema del linguaggio della burocrazia appassionรฒ Italo Calvino:
per lui l’antilingua. Ne scriverร piรน volte, anche con l’invenzione di
un aneddoto di raffinata efficacia. L’antilingua, ovvero l’arte di
complicare una lingua semplice, un saggio pubblicato nel 1965 sul
quotidiano Il Giorno.
La mutazione
antropologica, per Calvino, passava sostanzialmente da questa sensazione di
straniamento. Va assolutamente letto e meditato, a Calvino va lasciato uno
spazio tutto per sรฉ.
Mi concedo soltanto questo passaggio, “il sugo della storia”:
<<chi parla l'antilingua ha sempre paura di mostrare familiaritร e
interesse per le cose di cui parla […]. la motivazione psicologica
dell'antilingua รจ la mancanza d'un vero rapporto con la vita, ossia in fondo
l’odio per sรฉ stessi>>. Mi pare di assistere ai tanti talk show che
ci ammorbano quotidianamente.
Nel cinema di Michelangelo Antonioni, neanche
tanto piรน tardi, da Blow-up a Deserto rosso, la parola subisce
una progressiva demolizione: il dialogo perde il suo ruolo centrale nella
narrazione e nel mettere a nudo le emozioni. La sceneggiatura non ha una
struttura nรฉ schemi; i silenzi, i tempi morti, l’immagine, gli sguardi
veicolano l’unica comunicazione possibile. Il silenzio eloquente, quella vita
sospesa, quella solitudine della modernitร che ha appunto perso la parola.
E fin qui, riducendo all’osso, la parola nelle arti visive. Ma
sposto l’attenzione alla ๐๐ฎ๐ป๐๐ผ๐ป๐ฒ ๐ฑ'๐ฎ๐๐๐ผ๐ฟ๐ฒ (sรฌ, proprio cosรฌ: Canzone d’autore ab antiquo) che รจ
la primissima forma di opera letteraria. Da “Cantami, o diva…”. Omero; a
“Canzonetta novella, va’, cantami nova cosa…” Jacopo da Lentini; fino - qualche
secolo piรน tardi - a “Canzone, cercala se puoi…” di Lucio Dalla. La
parola, se si pensa a tutti i generi poetici e alla narrativa, dalla
fiaba al romanzo, รจ patrimonio immateriale perciรฒ eterno. Dall’origine dei
tempi a oggi. Lo ammetto, รจ un’operazione di nostalgia.
Tra la farragine del linguaggio istituzionale, di quel tipo
che ๐๐ง๐ญ๐จ๐ง๐ข๐จ ๐๐ซ๐๐ฆ๐ฌ๐๐ข definisce ๐๐๐โ๐๐๐ฃ๐๐๐๐๐ ๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐ ๐ก๐๐๐ก๐๐๐๐๐๐, l'atteggiamento tipico di chi
pratica una politica basata sull'astuzia spicciola, sul trasformismo e la sciatteria
diffusa che va trasversalmente dai quotidiani ai tg , l’omologazione dei
giovani al gruppo, che… ๐ค๐ฉ๐ฆ ๐ด๐ฆ ๐ฑ๐ข๐ณ๐ญ๐ช ๐ค๐ฐ๐ณ๐ณ๐ฆ๐ต๐ต๐ข๐ฎ๐ฆ๐ฏ๐ต๐ฆ ๐ด๐ฆ๐ช ๐ถ๐ฏ ๐ง๐ช๐จ๐ญ๐ช๐ฐ ๐ฅ๐ช ๐ฑ๐ข๐ฑ๐ข̀ ๐ฅ๐ข ๐ฃ๐ถ๐ญ๐ญ๐ช๐ป๐ป๐ข๐ณ๐ฆ, la lingua italiana รจ, oggi,
imbastardita e impoverita. Un numero approssimativo: di ben oltre 250.000 lemmi
presenti nel vocabolario, i ragazzi usano non piรน di 800; ho letto recentemente
che ๐ ๐ ๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐, si perdono dall’uso ogni anno
almeno 120.000. Le ragioni sono tante e complesse, ci sono i neologismi, gli
anglismi, i regionalismi, il gergo social, gli acronimi, il gergo urbano (non
mi piace ricordare, ma lo faccio: hanno orgogliosamente voluto un decreto
anti-maranza…; nuovi fenomeni pseudoartistici che influenzano, insieme al
“look” e al comportamento, anche i modi della comunicazione. ร la Generazione Z.
Uno scrivano, il suo nome era ๐๐๐ซ๐ญ๐ฅ๐๐๐ฒ, a ogni domanda gli venisse rivolta,
rispondeva: ๐ผ ๐ค๐๐ข๐๐ ๐๐๐๐๐๐ ๐๐๐ก ๐ก๐. Per anni aveva lavorato
nell’ufficio delle lettere smarrite, ingranaggio di una macchina. La risposta รจ
la piรน potente: No! Non mi piacerebbe finire come il personaggio di ๐๐๐ฅ๐ฏ๐ข๐ฅ๐ฅ๐. Io non voglio essere ๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐ก๐!
Eppure la parola รจ catartica e non solo: รจ anche salvifica. Nell’oceano
della ๐๐๐ซ๐ซ๐๐ญ๐ข๐ฏ๐ mi รจ parsa sempre degna di grande
attenzione e stupore la fiaba, le mille e una fiaba. Nella cornice di
una storia - la prima mai scritta – sulla violenza di genere. Vi sono, infatti,
le piรน belle fiabe della tradizione orale in quest'opera fondamentale che viene
dall'Oriente: Le mille e una notte. ร Shahrazad che incanta con
la magia della parola il re Shahriyร r e interrompe una catena di femminicidi. Salva
sรฉ stessa e altre mille, e salva il re dalla sua parte tenebrosa, lo libera
dalle catene dell'odio.
Le parole dei libri hanno dato forma alle idee, formato la
nostra coscienza. In una manciata di capolavori da Petrarca a Montale, a Pasolini,
a Eliot, a Mann, a Keats, a Coleridge, che hanno fatto la nostra storia
personale e non solo, pur nel disordine dei riferimenti – tanti e tali sono le
suggestioni che hanno lasciato gli incontri con i grandi scrittori -, e immaginando la nostra crescita umana
come lo strutturarsi di un corpo organico, va riconosciuto che tutte le
funzioni vitali hanno preso origine dal Padre Dante. Ha inventato la
lingua italiana, (tra le nuove parole – forse 150 - ne scelgo una, la piรน affascinante:
inmiarsi), valorizzando il volgare, plasmandolo sรฌ da adattarlo al grottesco,
al tragico, al sublime.
Tutto รจ venuto dopo Dante. Anche a distanza di secoli, la
lettura dell’opera dantesca ti apre a comprendere realtร lontane, abissi
interiori. Mondi lontani nel tempo, ma allo stesso modo profondi come quelli
che incontri nei romanzi di Sandor Mร rai, tra i miei scrittori
preferiti, prolifico e intenso sin dall’esordio. Nelle sue storie, la parola รจ appassionante testimonianza,
energia vitale, ti cattura, ti prende per mano e ti fa attraversare la porta
che ti trascina dritto dentro le vite degli altri che poi trovi tanto affini
alla tua; accade nei monologhi in particolare: mirabili!
Spirituale e sacra รจ
la parola per Joseph Roth, e ci ricorda il "verbo" della
tradizione biblica, il logos greco: ragione e veritร , potenza evocativa ne La
cripta dei cappuccini. E oggi, che fine ha fatto la ragione? Ha senso la
veritร ? Perchรฉ abbiamo permesso che la parola fosse svilita e svenduta? Immaginandola
come un mattoncino lego, simbolo di ingegno e creativitร , perchรฉ รจ questo la
parola, si รจ scelto di farne fortezze non ponti; si costruiscono droni, non
velieri.
Non serve fare barricate, ma con semplicitร , cura e mitezza
lavorare per un nuovo Umanesimo che parta dal linguaggio, e il linguaggio si
farร cosa, pensiero, emozione, coraggio. Umanitร .